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How never

Non credo che la fine della notte sia il momento giusto per smettere di sognare la strada che si è intrapresa.
Di questi sogni è bene farne tesoro e, magari, scriverci una canzone o due sopra.
Ma io non scrivo canzoni, bensì lettere, e pensieri, e poesie, nella speranza di potermi ritrovare ancora a guardare quegli occhi.
Non ha neanche senso che io lo dica; sarebbero parole gettate al vento.
Quando tutto era buio ti sono stato dietro, finché la luce non è nata ed ho potuto vedere la tua direzione.
Talvolta ho l’impressione di comportarmi in modo infantile, ma so che non è la fine di un sogno, quello con la musica di violini ed il paesaggio da favola, come nei film.
Era luglio, quando tutto è iniziato.
Non so chi l’ha deciso, ma è iniziato una specie di conflitto, una guerra.
Giorno per giorno ci si è andati a scontrare con l’intelletto.
Ma va bene.
È una cosa che mi serve.
Ma tu chi sei per farmi questo?
Chi sei per farmi aspettare?
Chi sei per farmi rimanere qui ad aspettare, cosa poi?
Se mi vedessero i miei amici non si stupirebbero più di tanto:
Sono sempre stato un po’ così, con la mia megalomania ed il mio egocentrismo.
Ma niente mi ha accompagnato per tanto, dopo che le cose erano finite.
Nessuno spreco di tempo, nessuna sofferenza superflua, chi era degno di catalizzare i miei pensieri?
Era luglio, quando tutto è riniziato.
Non so se l’ho deciso io, ma è iniziato una specie di conflitto, una guerra.
Giorno per giorno si va a scontrarsi con l’intelletto, la razionalità.
Ma va bene.
È una cosa che mi serve.
Ma chi sei per farmi questo?
Chi sei per farmi aspettare?
Chi sei per farmi rimanere qui, per cosa poi?
Dimmi chi sei per farmi questo.
Chi sei per farmi aspettare?
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Cercando un’altra

E’ già tardi sono le due
Dai prendiamoci un caffè
Che ne dici se saliamo da me
Questa notte e forse mai più
Non mi dire frasi come non lo faccio mai
Non sarò di certo io a cambiare ciò che vuoi

Come vedi siamo qui
Chi l’avrebbe detto mai
Questa notte è stata scritta per noi
Una notte e forse mai più
Ma non te ne pentirai
E Fammi vedere chi sei

Non facciamo niente di male
Siamo uguali io e te
Abbiamo solo una gran voglia di ballare
Puoi fermarti quanto ti pare
Ma domani arriverà
Ed ognuno per la propria strada andrà

Ma comunque siamo qui
Chi l’avrebbe detto mai
Questa notte è stata scritta per noi
Una notte e forse mai più
Ma non te ne pentirai
E Fammi vedere chi sei

Come vedi siamo qui
Chi l’avrebbe detto mai
Questa notte è stata scritta per noi
Una notte e forse mai più
Ma non te ne pentirai
E Fammi vedere chi sei

Ma so già che prima o poi
All’improvviso ritornerai
E mi chiedo se quel giorno ti ricorderai
Non ci credo sei proprio tu
Sei diversa ma dimmi come stai?
È passato tanto tempo ma non cambi mai

Come vedi siamo qui
Chi l’avrebbe detto mai
Quella notte è stata scritta per noi
Una notte e forse mai più
Ma non te ne pentirai
E Fammi vedere chi sei

Ma comunque siamo qui
Chi l’avrebbe detto mai
Quella notte è stata scritta per noi
Una notte e forse mai più
Ma non te ne pentirai
E Fammi vedere chi sei

Shapes

Come appare il tuo corpo, come lo muovi e come lo porti.

La tua energia e la tua capacità di catalizzare l’attenzione.

Il fatto che hai sempre qualcosa da fare ma la cosa non ti disturba.

Alcuni dettagli di te.

Alcuni colori di te.

Quando ti lamenti perché qualcosa non va bene, ma poi continui cercando di farla andare bene, per lo meno meglio.

Il fatto che sei pigraottimista.

I tuoi gusti in fatto di animali.

I tuoi gusti in fatto di giochi e videogiochi.

Come ti prende quando bevi.

Quello che fai per portare avanti la tua vita nonostante le difficoltà.

La tua spiccata razionalità, affiancata ad un’innata passione per le favole.

Il fatto che forse non sei pienamente cosciente della frase di qui sopra.

La tua pazienza.

Come agisci quando puoi prendere tante cose che t’interessano, e quando lo fai.

          Le tue iridi.

Ma proprio i tuoi occhi, nella loro forma ed in quello che riesci a fargli trasmettere.

Tu.

Meglio.

Merito di meglio.
Meriti di meglio.

Dopo tutte queste ingiustizie vorrei averne.
Dopo tutte queste ingiustizie dovresti volerne.

In fondo sono buono, mi do da fare e considero i desideri di chi mi circonda.
In fondo sei buon*, ti dai da fare e consideri i desideri di chi ti circonda.

Però poi la finisco sempre così.
Però poi la finisci sempre così.

Vorrei qualcosa di meglio.
Tu vuoi qualcosa di meglio?

Vorrei il meglio in assoluto.
E tu?

E ritengo che quel meglio, assoluto
Sia tu.

Times

Mine aren’t yours.

Mine aren’t yours.

Mine aren’t yours.

Mine aren’t yours.
Mine aren’t yours.
Mine aren’t yours.

Il duro braccio dell’intenzione

Lo studio di registrazione era divenuto silenzioso, quando il presentatore aveva posto la domanda:

A cosa dobbiamo il vostro successo in questa stagione?

All’allenatore si erano illuminati gli occhi, non aveva guardato il suo interlocutore né scorso gli occhi verso il pubblico ammutolito, bensì aveva cominciato a guardare un punto nel pavimento davanti a sé, un punto nel suo animo:

Nelle stagioni passate abbiamo sbagliato, è vero: qualche volta siamo partiti tutti carichi ma tutte le energie che avevamo le abbiamo finite prima della fine dei match; abbiamo avuto, per due stagioni di fila, molti dei nostri uomini migliori infortunati; però il problema più grande che siamo riusciti a risolversi credo risieda nel fatto che fino ad ora noi non partecipavamo con la reale intenzione di vincere, ma il nostro era più un giocare, un modo per svagarci facendo qualcosa che ci veniva bene. Se poi riuscivamo anche a vincere qualcosa era tanto di guadagnato, un motivo per andare al pub e condividere una birra!

Poche risate, sommesse, ricordarono che il pubblico era ancora presente.
L’allenatore sorrise verso quelle persone, non sapendo di preciso che aveva riso, poi prese un lungo respiro e continuò:

Ma anche la configurazione: so che gli studiosi che hanno analizzato i nostri match se ne sono resi conto fin da subito, e so anche che la cosa ci è importata davvero poco, finché si continuava a vincere e finché noi ci divertivamo.
Ma quando abbiamo deciso che volevamo partecipare per vincere, ci siamo subito resi conto che non l’avevamo, che non sapevamo come organizzarla, che non avevamo un direttore tecnico che ci potesse direzionare nel modo migliore.

L’uomo aveva cominciato a stropicciarsi le mani mentre parlava, segno di un ansia, una preoccupazione, che montava sempre più nel suo animo.
D’improvviso, quasi a volerla scacciare con forza, scinde le mani e le posa sul divanetto su cui è seduto, una a destra ed una a sinistra, ferme, stabili:

Adesso invece sappiamo dove vogliamo arrivare; sappiamo che il tempo dei giochi è passato ed in questo momento contano le vittorie, i punti; siamo coscienti della maggior parte dei nostri sbagli e di come evitare di compierli ancora.
Quindi adesso, con un obiettivo in testa e con la consapevolezza necessaria, dobbiamo solamente proseguire verso ciò che ci siamo prefissati, e se qualcosa ci si parerà contro lo distruggeremo come abbiamo fatto con gli ultimi avversari.

Il silenzio era tornato a regnare nello studio.
Nemmeno il presentatore sapeva cos’altro dire e come rispondere a queste parole dell’allenatore.

Poi fu una voce, un grido, si levò dalle ultime file dello studio in silenzio:

E la compagnia?!

È tutto il giorno che ci penso.
Tutta la settimana, per esser sincero.

Ma non tutta la settimana nel senso di esattamente sette giorni, ma intendo fin dall’inizio della settimana.
Fin da poco prima della fine della settimana scorsa, se vogliamo essere pignoli.

Oggi è giovedì:
Questo è il quinto giorno completo che ci penso.
Non ininterrottamente, ho avuto tanto da fare ed a cui pensare, ma si tratta di cinque giorni, centoventi ore, una miriade di minuti. (7200)

So che è sbagliato, che non dovrei pensarci, che questo non farà altro che peggiorare ogni cosa ed anche il fatto di scriverlo dovrebbe peggiorare tutto.

Ma non riesco a fare a meno di pensarci, non riesco a fare a meno di scriverlo, non riesco ad evitare la P².

Che è una P, una P anche abbastanza comune, ma una P di P.
(non arrovellatevi: in italiano la frase non ha senso, in matematica sì)

Fine, e ancora non capisco come è stato possibile.

Prima Pensa Poi Porta Piccoli Passi, Parlando, Perché Prediligere Pericolose Pressioni Potrebbe Preoccupare, Portando Prima Pensieri, Poi Problemi, Per Paure Palesi, Provocando Piccole Predisposizioni Poco Piacevoli